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Riflessioni sull'educazione alla sensibilità

Rousseau e Helvétius: una pedagogia della sensibilità

La complementarità di questi due grandi pensatori illumina l'educazione alla sensibilità.

 

In una società in mutamento, la questione della sensibilità nella società, a scuola e in famiglia è al centro delle preoccupazioni educative. Si può lasciare che il bambino o l'adolescente esprima liberamente la propria sensibilità? È meglio guidarlo o addirittura educarlo? Due filosofi francesi del XVIII secolo propongono risposte la cui complementarità offre una visione ricca e sfumata dell'educazione alla sensibilità: Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) e Claude Adrien Helvétius (1715-1771).

Rousseau: la sensibilità come dono naturale

Per Rousseau, la sensibilità è una facoltà innata, preziosa e autentica. Essa collega il bambino alla sua vera natura, alle sue emozioni e al mondo che lo circonda. L'educazione, secondo lui, deve proteggere e coltivare questa spontaneità: lasciare che il bambino esprima le sue lacrime, la sua gioia, le sue paure, senza reprimerlo né giudicarlo. Rispettando il ritmo naturale del bambino, si favorisce l'emergere dell'empatia, della fiducia e di una profonda umanità.

Helvétius: la sensibilità come frutto dell'esperienza

Helvétius considera la sensibilità come una memoria: essa è il risultato delle esperienze vissute e delle impressioni ricevute dai sensi. È flessibile, quindi malleabile, e può essere affinata attraverso l'apprendimento, la riflessione, l'educazione. Formare una sensibilità illuminata, capace di guidare le scelte morali e intellettuali, diventa quindi una missione centrale della scuola e della famiglia.

Verso una complementarità feconda

Piuttosto che opporre queste due visioni, è possibile articolarle: rispettare la sensibilità originaria del bambino, aiutandolo al contempo a strutturarla, comprenderla e regolarla. Il bambino nasce con una sensibilità singolare (Rousseau); l'educazione interviene poi per dargli dei punti di riferimento, affinare il suo discernimento, trasformare la spontaneità in competenza emotiva, in intelligenza relazionale (Helvétius).

Fase 1: Accogliere e valorizzare le emozioni naturali attraverso il gioco, il disegno, la parola libera.

Fase 2: Imparare a nominare, comprendere e regolare le emozioni attraverso laboratori, esercizi guidati, discussioni sulla regolazione degli affetti.

Questo approccio permette a ogni bambino di realizzarsi rimanendo fedele a se stesso, sviluppando al contempo gli strumenti necessari per interagire serenamente con gli altri e con il mondo.

Pedagogisti contemporanei ispirati da questa complementarità

Maria Montessori valorizza la libertà e la sensibilità naturale del bambino, proponendo al contempo un quadro strutturato e benevolo.

John Dewey insiste sull'apprendimento attraverso l'esperienza sensoriale e la riflessione critica, armonizzando emozione e ragione.

Catherine Gueguen promuove una pedagogia benevola che accoglie le emozioni, ma fornisce anche le chiavi per la regolazione e la comprensione.

Esempio concreto: la pedagogia socio-emotiva

In ambito scolastico, la pedagogia socio-emotiva illustra questa complementarità. Si inizia valorizzando la spontaneità sensoriale ed emotiva (libera espressione, ascolto empatico), poi si insegnano gli strumenti di regolazione (respirazione lenta, dialogo rispettoso, individuazione delle emozioni). Gli studenti sviluppano così libertà, empatia e discernimento, in un clima sereno e rispettoso.

In breve

La complementarità tra Rousseau e Helvétius ci invita a ripensare l'educazione della sensibilità: non come un'opposizione tra natura e cultura, ma come un'alleanza feconda, portatrice di realizzazione personale e sociale. Accogliere tutte le emozioni, evitare i giudizi, favorire l'autenticità in coscienza: tanti spunti per diventare un alleato affidabile per il bambino o l'adolescente e trasformare la sua sensibilità in una forza costruttiva.

Applicando questa visione, possiamo accompagnare ogni bambino e ogni adolescente verso una sensibilità appagante, riflessiva e felice.

Esercizi pratici

Ecco due esercizi di presenza attenta ispirati al metodo Vittoz, adatti a bambini e adolescenti e radicati nelle filosofie di Rousseau (per accogliere la sensibilità) e di Helvétius (per imparare a regolare le emozioni difficili).

 

Esercizio 1: Lo specchio della sensibilità

Obiettivo: Accogliere la propria sensibilità come una forza naturale, senza giudizi, ispirandosi all'idea rousseauista che il bambino è un essere completo, dotato di una sensibilità autentica da rispettare.

Materiale

Un piccolo specchio (o una superficie riflettente).

Un quaderno o un foglio per disegnare.

Svolgimento

Preparazione

Chiedete al bambino o all'adolescente di sedersi in un luogo tranquillo, con lo specchio davanti a sé.

«Oggi osserveremo la tua sensibilità come si osserva un paesaggio: senza cercare di cambiarla, semplicemente per vederla. »

Osservazione del viso

Chiedigli di guardare il suo riflesso e di prestare attenzione a:

«Cosa vedi nei tuoi occhi?» (Lucentezza, stanchezza, curiosità).

«Com'è la tua bocca?» (Serrata, sorridente, tremante).

«Il tuo viso ti sembra calmo o agitato? »

« La tua sensibilità è come uno specchio: riflette ciò che provi, ed è preziosa. »

Accoglienza delle sensazioni

« Ora chiudi gli occhi e metti una mano sul cuore. Senti qualcosa? » (Calore, battiti, pressione).

« Se la tua sensibilità avesse un colore o una forma, quale sarebbe? » (Lascia che il bambino disegni o descriva)

Convalida

«Quello che provi sei tu. Non è né bene né male, è semplicemente tuo. Grazie al tuo corpo per mostrartelo.»

«C'è una parola che descrive quello che provi?» («dolce», «forte», «vivo»).

Perché funziona?

Rousseau vedeva il bambino come un essere naturale, la cui sensibilità deve essere rispettata. Questo esercizio permette di legittimare (convalidare) ciò che il bambino prova, senza cercare di modificarlo.

Neurocezione (Stephen Porges): osservando il proprio riflesso e le proprie sensazioni, il bambino impara a riconoscere i segnali del proprio sistema nervoso senza temerli.

 

Esercizio 2: La cassetta degli attrezzi delle emozioni

Obiettivo: Regolare un'emozione difficile trasformandola in un'azione concreta, ispirata dall'idea di Helvétius secondo cui le passioni devono essere educate e orientate al benessere.

Materiale

Una scatola o una borsa (simbolica).

Piccoli oggetti o immagini che rappresentano strumenti di regolazione (una pietra liscia per l'ancoraggio, una matita per disegnare, un foglio per scrivere, un fischietto per soffiare).

Un foglio e una penna.

Svolgimento

Identificazione dell'emozione

«Chiudi gli occhi e pensa a un'emozione difficile che hai provato di recente. Dove la senti nel tuo corpo?» (Stomaco stretto, cuore che batte forte).

«Se questa emozione avesse una voce, cosa direbbe?» («Ho paura», «Sono arrabbiato»).

Scelta di uno strumento

«Ora apri gli occhi e scegli un oggetto dalla scatola che potrebbe aiutarti a regolare questa emozione».

Pietra liscia: «Tienila in mano e senti il suo peso. Ti ricorda che sei radicato/a qui e ora».

Matita: «Disegna ciò che provi, senza cercare di renderlo bello».

Foglio: «Scrivi una parola o una frase che descriva la tua emozione, poi accartoccialo o strappalo e gettalo via, se vuoi».

Fischietto: «Soffia dentro per liberare la tensione».

Azione e regolazione

«Usa lo strumento che hai scelto per 2 o 3 minuti. Osserva cosa cambia in te».

« Il tuo corpo si sente un po' più calmo? La tua emozione è cambiata?».

Integrazione

«Questa emozione è come un'onda: sale e poi scende. Le hai appena dimostrato che sai giocare con lei».

«La prossima volta che tornerà, quale strumento vorresti usare?». (Il bambino può conservare l'oggetto o disegnarne uno nel suo quaderno) .

Perché funziona?

Le nostre emozioni possono essere individuate, espresse e trasformate. Il bambino impara a regolare il proprio sistema nervoso accogliendo la propria emozione e associandola poi a un'azione concreta.

Gli strumenti (respirazione, ancoraggio, creatività) attivano il sistema parasimpatico vagale ventrale, che riporta il bambino a una dinamica di affidabilità e quindi di disponibilità creativa.

 

Adattamenti in base all'età

Per i bambini dai 6 ai 12 anni

- Utilizzare metafore (“la tua emozione è come una nuvola che passa”) e oggetti concreti (peluche, giocattoli sensoriali).

- Accorciare gli esercizi (3-5 minuti al massimo).

Per i preadolescenti o adolescenti (13-18 anni)

- Proporre varianti più astratte (“Se la tua emozione fosse una canzone, quale sarebbe?”).

- Collegare gli esercizi a situazioni reali (“Come useresti questo strumento prima di un esame?”).

Per genitori ed educatori

- Modellizzazione: fare l'esercizio con il bambino per mostrare che la regolazione è un apprendimento condiviso.

- Linguaggio: evitare frasi come “Calmati” e privilegiare “Esploriamo questo insieme”.

- Rituale: integrare questi esercizi in momenti chiave (prima di andare a dormire, dopo la scuola).

 

Risorse per approfondire la complementarità Rousseau-Helvétius

Maria Montessori

- Il bambino (per comprendere l'importanza della sensibilità naturale e del contesto strutturante).

- Centre Montessori France offre corsi di formazione e risorse pratiche.

John Dewey

- L'educazione e la democrazia (per comprendere la sua visione dell'apprendimento attraverso l'esperienza e la riflessione critica).

- Programmi educativi basati sull'intelligenza emotiva (RULER, sviluppati dall'Università di Yale).

Catherine Gueguen

- Per un'infanzia felice (una guida per comprendere il ruolo delle emozioni nello sviluppo e nell'educazione benevola).

- Conferenze e workshop sull'educazione affettiva e relazionale.

Guide ed esempi pratici di pedagogia socio-emotiva

- Programma RULER (Yale Center for Emotional Intelligence): metodo strutturato per insegnare il riconoscimento, la comprensione, l'espressione, la regolazione e l'empatia emotiva a scuola.

- I laboratori sulle emozioni: attività in cui i bambini discutono liberamente delle loro emozioni e poi imparano a riconoscerle e a regolarle.

- Tecniche di presenza attenta adatte ai bambini: favoriscono l'ascolto di sé stessi (sensibilità naturale) e il controllo dell'attenzione (elemento ragionato).

Questi approcci mostrano come educare la sensibilità in tutta la sua ricchezza per un futuro più umano, più armonioso e più creativo.

 

Riferimenti

Jean-Jacques Rousseau, Émile ou De l'éducation, 1762.

Claude Adrien Helvétius, De l’Esprit, 1795.

Stephen Porges, The Polyvagal Theory, Norton, 2011.

Rousseau, cantore della sensibilità

Jean-Jacques Rousseau attribuisce un ruolo centrale alla sensibilità nella sua riflessione filosofica, educativa e politica. Per lui, la sensibilità non è una debolezza, ma il fondamento stesso dell'umanità, della morale e dell'educazione. È allo stesso tempo una facoltà naturale, una fonte di conoscenza e una leva per l'azione virtuosa. Ecco come la valorizza, con riferimenti precisi alle sue opere principali, rispettando la vostra richiesta di rigore e chiarezza.

1. La sensibilità come fondamento dell'umanità

Nel Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini (1755)

Rousseau descrive l'uomo allo stato naturale come un essere guidato da due principi: l'amore per se stesso (istinto di conservazione) e la pietà (ripugnanza nel vedere soffrire gli altri). La pietà, che egli definisce «sentimento naturale» che «modera in ogni individuo l'attività dell'amor proprio», è una forma di sensibilità innata, anteriore alla ragione e alla società.

«È quindi un sentimento naturale che, moderando in ogni individuo l'attività dell'amor proprio, contribuisce alla conservazione reciproca di tutta la specie. » (Seconda parte, nota XV).

La sensibilità (qui, la pietà, l'empatia) è universale e costitutiva dell'umanità. Precede persino la ragione e le convenzioni sociali.

2. La sensibilità come fonte di conoscenza e verità

In Julie o la Nuova Eloisa (1761)

Questo romanzo epistolare mette in scena personaggi la cui sensibilità morale ed emotiva è la guida verso la virtù e la verità. Julie, Saint-Preux e Wolmar incarnano una forma di ideale in cui i cuori puri, guidati dai loro sentimenti, accedono a una forma di saggezza superiore alla fredda ragione.

«Il cuore ha una sua ragione che la ragione non conosce.» (Lettera XVI, Parte IV)

Sebbene questa frase sia spesso attribuita a Pascal, Rousseau ne riprende lo spirito mostrando che la sensibilità rivela verità inaccessibili alla logica pura.

La sensibilità è una via di accesso alla verità interiore e ai valori morali. Permette di discernere il bene dal male, non attraverso regole astratte, ma attraverso un sentimento autentico.

3. La sensibilità come base dell'educazione

In Émile o Dell'educazione (1762)

Rousseau sviluppa una pedagogia incentrata sul bambino come essere sensibile, la cui educazione deve partire dai sensi e dalle emozioni prima di raggiungere la ragione. Critica i metodi educativi del suo tempo, che soffocano la sensibilità a favore di un sapere libresco e artificiale.

Ecco i principi chiave:

  • Primato dell'esperienza sensibile: «Si conosce bene solo ciò che si è sentito» (Libro II). L'educazione deve iniziare con il risveglio dei sensi (tatto, vista, udito) prima di affrontare i concetti astratti. Ad esempio, Émile impara prima a osservare la natura, a sentire il freddo o il caldo, prima di studiare la fisica.

  • Rispetto della natura del bambino: «L'infanzia ha i suoi modi di vedere, pensare, sentire» (Libro I). Rousseau insiste sul fatto che la sensibilità del bambino non è una versione immatura di quella dell'adulto, ma una forma originale e preziosa da preservare.

  • Educazione attraverso l'emozione: «Per formare un uomo, bisogna cominciare con il formare un bambino» (Libro I). Le lezioni morali devono passare attraverso esperienze emotive (ad esempio: la vergogna, la gratitudine) piuttosto che attraverso sermoni.

Ad esempio, Rousseau descrive come Émile, piantando fagioli, impara la pazienza e la responsabilità attraverso la sensazione di vedere crescere ciò che ha seminato, ben prima di comprendere i principi dell'agricoltura.

4. La sensibilità come fondamento della morale e della società

Il contratto sociale (1762) e Le confessioni (1782)

In Il contratto sociale, Rousseau esplora come la sensibilità possa ispirare un contratto sociale giusto. La compassione (una forma di sensibilità collettiva) è necessaria affinché le leggi non diventino oppressive. Senza di essa, la sola ragione rischia di servire gli interessi dei più forti.

«Obbedire alla legge che ci si è prescritti è libertà» (Libro I, Capitolo VIII).

La sensibilità permette di percepire l'ingiustizia e di cercare un equilibrio tra libertà individuale e bene comune

In Le Confessioni, Rousseau mostra come la sua sensibilità (la sua «trasparenza radicale») sia allo stesso tempo fonte di sofferenza (di fronte all'ipocrisia sociale) e forza che lo spinge a cercare la verità su se stesso.

«Intraprendo un'impresa che non ha mai avuto eguali e la cui esecuzione non avrà imitatori. Voglio mostrare ai miei simili un uomo nella verità della natura» (Libro I).

La sua estrema sensibilità (descrive le sue lacrime, la sua rabbia, le sue estasi) è presentata come un segno di autenticità, in opposizione alle maschere sociali.

5. La sensibilità come via verso la spiritualità

Le fantasticherie del passeggiatore solitario (1776-1778)

In quest'opera postuma, Rousseau descrive come la sensibilità, in particolare attraverso la contemplazione della natura, gli permetta di accedere a una forma di pace interiore e di trascendenza.

« Mi abbandonavo alla dolcezza dell'essere, assaporavo nel momento presente una gioia pura che poteva essere alterata solo dal ricordo dei mali passati o dalla paura dei mali futuri. » (Quinta passeggiata).

La sensibilità alle bellezze naturali (un tramonto, il canto degli uccelli) diventa una pratica spirituale, un modo per riconnettersi con se stessi e con l'universo.

La sensibilità è essenziale per Rousseau: è innata e universale (pietà, amore per se stessi), è fonte di conoscenza (il cuore come guida), è il punto di partenza dell'educazione (imparare attraverso i sensi e le emozioni), fonda l'etica e la giustizia (compassione, rifiuto dell'ipocrisia) e apre all'esperienza del sacro (la natura come tempio).

Rousseau è oggi considerato un preromantico, precursore del romanticismo: la sua difesa della sensibilità ha ispirato in particolare Chateaubriand, Lamartine, Sand... (Vedi l'articolo che segue).

Riferimenti

  • Rousseau, Jean-Jacques. Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini (1755).

  • Rousseau, Jean-Jacques. Julie o la Nuova Eloisa (1761).

  • Rousseau, Jean-Jacques. Emilio o Dell'educazione (1762).

  • Rousseau, Jean-Jacques. Il contratto sociale (1762).

  • Rousseau, Jean-Jacques. Le Confessioni (1782, postume).

  • Rousseau, Jean-Jacques. Le fantasticherie del passeggiatore solitario (1776-1778, postumo).

Jean-Jacques Rousseau, un autore preromantico

L'accoglienza riservata a Jean-Jacques Rousseau dagli scrittori romantici francesi è un fenomeno letterario e intellettuale di grande rilievo che illustra la transizione tra il Secolo dei Lumi e il Romanticismo. Il filosofo, scrittore e musicista del XVIII secolo ha profondamente influenzato la sensibilità romantica, in particolare in Francia, dove i romantici hanno visto in lui un precursore, uno spirito libero e un modello di autenticità.

Per questo motivo, alcuni critici e ricercatori considerano Jean-Jacques Rousseau un pre-romantico essenziale, una figura di transizione tra l'Illuminismo e il Romanticismo.

L'esaltazione della sensibilità e delle emozioni

Rousseau valorizza l'espressione sincera dei sentimenti personali, in rottura con la ragione fredda e universale dell'Illuminismo classico: cfr. Le Confessioni, spesso vista come un modello di esplorazione delle emozioni intime, un gesto fondatore del Romanticismo.

Il filosofo sostiene una vita più vicina alla natura, che considera pura e fonte di verità morale, al contrario della società corrotta: cfr. Émile e La Nouvelle Héloïse. Questa idea è centrale nel Romanticismo, che celebra la natura come rifugio e fonte di ispirazione e verità.

La figura dell'individuo in cerca di libertà

Rousseau incarna l'uomo in lotta contro i vincoli sociali, un tema fondamentale del romanticismo che valorizza l'individuo, la libertà e la ribellione.

Il suo discorso sulla corruzione morale indotta dalla società e dalla civiltà moderna anticipa la malinconia romantica e il rifiuto delle rigide norme sociali.

Appoggi critici e storiografici

- François-René de Chateaubriand: ammira Rousseau per la sua esaltazione della natura e la sua sensibilità esacerbata. Nelle sue Mémoires d'outre-tombe (1848) ritroviamo questa ricerca dell'autenticità e del sublime. Egli evoca Rousseau come un uomo la cui memoria è un «panorama» in cui si mescolano paesaggi vari, che simboleggiano la ricchezza e la complessità della sua opera e del suo pensiero [1] e riconosce l'importanza del filosofo nella trasformazione della letteratura e del pensiero. [2]

- Alphonse de Lamartine: poeta romantico, Lamartine si ispira a Rousseau nella sua celebrazione della natura e dell'emozione pura. Nelle sue Méditations poétiques (1820), si ispira all'idea rousseauista che la natura sia un rifugio per l'anima ferita.

- Victor Hugo: Hugo riconosce in Rousseau un maestro di sincerità e libertà di espressione. Nei suoi discorsi pubblici e nei suoi saggi, ha spesso sottolineato il ruolo di Rousseau nell'emancipazione dell'individuo e nella valorizzazione dei sentimenti.

- Stendhal: Ammira la franchezza di Rousseau, in particolare nelle sue Confessioni, e ne trae ispirazione per descrivere le passioni umane. Questa ammirazione si ritrova nei suoi racconti autobiografici e nei suoi romanzi.

- George Sand, figura di spicco del Romanticismo, considerava Rousseau uno spirito libero e un precursore del Romanticismo.[3]

George Sand è spesso vista come una diretta erede di Rousseau, con cui condivide una sensibilità romantica caratterizzata dall'esaltazione delle passioni e dalla valorizzazione della natura. Ha riconosciuto in Rousseau una fonte di ispirazione importante, in particolare per la sua scrittura autobiografica e il suo impegno a favore della libertà individuale. Diversi studi sottolineano che Rousseau ha «aperto le porte del proprio orizzonte» a George Sand, che a sua volta incarna un romanticismo rousseauista nel suo rapporto con la natura e le emozioni.[4] [5]

- Gérard Defaux, noto critico letterario, ha spesso citato Rousseau come precursore del romanticismo per la sua enfasi sulla sensibilità e l'individualismo. Egli sottolinea che Rousseau ha “aperto la strada al romanticismo” ponendo l'espressione dei sentimenti personali e la soggettività al centro della letteratura, anticipando così le preoccupazioni romantiche.

- Maurice Agulhon, storico, descrive Rousseau come un «ponte tra l'Illuminismo e il Romanticismo», sottolineando il ruolo di Rousseau nella transizione ideologica e culturale tra questi due movimenti. Egli mette in evidenza la critica sociale di Rousseau e il suo ritorno alla natura come fondamenti del Romanticismo nascente.

 

Negli studi letterari contemporanei, Rousseau è spesso classificato tra gli autori preromantici, poiché incarna la transizione verso una letteratura incentrata sulla sensibilità, la soggettività, i sentimenti e la natura.

Egli incarna valori e forme di espressione che saranno pienamente sviluppati dai romantici nel XIX secolo. Il suo ruolo è quello di un precursore che, pur essendo radicato nel XVIII secolo, annuncia la nuova sensibilità che sconvolgerà la letteratura e il pensiero.

[1] https://www.dicocitations.com/reference_citation/4802/Memoires_d_outre_tombe_1848_.php

[2] https://libreo.ch/revues/annales-jean-jacques-rousseau/2018/annales-de-la-societe-jean-jacques-rousseau-t53/rousseau-et-chateaubriand

[3] https://libreo.ch/revues/annales-jean-jacques-rousseau/1935/annales-de-la-societe-jean-jacques-rousseau-t24/ce-que-doit-george-sand-a-jean-jacques-rousseau

[4] https://archives.amopa.asso.fr/pdf/genevieve_pouligny.pdf

5] https://fr.wikisource.org/wiki/Les_Romantiques/George_Sand

© Saverio Tomasella, Observatoire de la sensibilité, 2026.

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